POL043
Antonin Artaud

Rivolta contro la poesia

Polaroid 43
Giugno 2007
17 x 12 cm
60 pagine
ISBN 8888845548
11 euro

Di questo volumetto sono stati ultimati presso la Tipolitografia S. Eustacchio cinquecento esemplari, centoventicinque (100+XXV) dei quali contengono, fuori testo, una fotografia digitale di Eva Marisaldi, stampata su cartoncino bristol.

A cura di Pasquale Di Palmo. Un ritratto fotografico di Antonin Artaud scattato da Man Ray.

Antonin Artaud (Marsiglia 1896-Ivry-sur-Seine 1948) arriva ad essere poeta nel momento stesso in cui rinnega la poesia. Ma per compiere una simile catabasi occorre misurarsi con un linguaggio che non rispetta ormai le più elementari regole sintattiche, rifugiandosi in un universo verbale risolto in imprecazioni e bestemmie, neologismi e glossolalie, termini gergali e scurrili o derivanti da quella straordinaria miscela di lingue e idiomi (il neogreco, il latino, l’italiano e il turco) che padroneggiava sin dall’infanzia. Il delirio versificatorio di quel «corpo senza organi» che non può che registrare il processo inarrestabile della propria dissoluzione è ormai esibito come una protesi. Al poeta non è rimasta che l’auscultazione patologica del proprio corpo dilaniato come quello di Prometeo dal becco dell’aquila. La rivolta compiuta da Artaud non poteva essere più radicale. Nella scrittura totale dei cahiers i generi sono infatti banditi, lasciando il posto a una sorta di linguaggio criptico in cui segno poetico e grafico si integrano in un procedimento linguistico che diventa espressione primaria del corpo crocifisso, scarnificato, suppliziato del suicidé de la société. Questa poetica che ostenta una fisicità innaturale, mossa, magmatica, sempre in fieri, che ritorna costantemente e ossessivamente intorno agli stessi nuclei tematici al fine di elaborarli in infinite varianti, diventa uno dei motivi ispiratori che si protrarrà fino alla morte dell’autore, producendo i suoi ultimi indimenticabili capolavori.
Di Artaud sono disponibili per le Edizioni l’Obliquo Cinquanta disegni per assassinare la magia (2002) e Lettere del Grande Monarca (2004).

Non abbiamo mai scritto se non con l’incarnazione dell’anima, ma essa era già compiuta e non da noi, quando siamo penetrati nella poesia.
Il poeta che scrive si rivolge al Verbo e il Verbo ha le sue leggi. È nell’inconscio del poeta credere automaticamente a queste leggi. Si crede libero e non lo è affatto.

C’è qualcosa dietro la sua testa, intorno alle orecchie del suo pensiero. Qualcosa è in germe nella sua nuca, dove egli era già quando ha cominciato. È figlio delle sue opere, forse, ma le sue opere non provengono da lui, perché ciò che era di lui stesso nella sua poesia non è lui che ce l’ha messo ma il suo inconscio, produttore della vita che l’aveva designato per essere il suo poeta e che lui non aveva designato. E che non fu mai ben disposto nei suoi confronti.

Non voglio essere il poeta del mio poeta, di questo io che ha voluto scegliermi poeta, ma il poeta creatore, in rivolta contro l’io e il sé. E mi ricordo della rivolta antica contro le forme che approdavano su di me.

POL043
Eva Marisaldi

Fotografia digitale
165 x 110 mm
100 esemplari firmati e numerati da 1/100 a 100/100, 25 da I/XXV a XXV/XXV