FCL055

Roberto Dolzanelli

Opere 2005-2012

fuori collana 55
Settembre 2012
30 x 24 cm
133 pagine
ISBN 9788898003020
20 euro

Di questo volume sono stati ultimati presso la tipografia Grafiche Artigianelli millecinquecento esemplari

Testi critici di Alberto Mattia Martini, Alberto Zanchetta, Giorgio Bertelli. Cinquanta tavole di Roberto Dolzanelli. Un ritratto fotografico dell’artista. Edizione bilingue italiano / inglese.

Roberto Dolzanelli, nato a Gussago (Brescia, Italia) nel 1957, si forma all’Accademia di Belle Arti di Brera. Inizia ad esporre nel 1985 con personali e collettive in gallerie e in spazi pubblici in Italia e all’estero. Rilevante è la sua attività di ideatore e socio fondatore di spazi d’arte contemporanea alternativi: "L’Aura" (Brescia, 1992); "Campoblu" (Milano, 1994); "Primopiano" (Brescia, 1995).
È ideatore della LABA, Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, della quale è direttore fin dalle origini. La Laba è diventata ormai una realtà internazionale, con i suoi distaccamenti a Rimini, a Firenze, a Torbole (Lago di Garda, Trentino) e a Ningbo (Cina). Sta progettando uno spazio per l’Arte Contemporanea.
Per Dolzanelli, che vive e opera a Brescia, arte e vita costituiscono un binomio inscindibile.
È dell’umanità che parlano le opere dell’artista che, pur esprimendo il presente, sembrano giungere da un lontano passato e anticipare il futuro, sfuggendo a qualsiasi categorizzazione.
Dolzanelli utilizza tutti i linguaggi della contemporaneità: video, fotografia, performance, installazioni. Nelle sue opere figure femminili si propongono nella loro innocenza e nudità; appaiono spesso minacciate da presenze estranee, oppure sono investite dai simboli riconoscibili della religione e della storia. La sua produzione artistica, volutamente misurata, corrisponde alla sua indole appartata, ci parla della sua (e nostra) fragilità e del nostro essere inseriti spesso inconsapevolmente nel flusso ordinario dell’esistenza in cui ci si scopre soli; è un viaggio nella spiritualità quello in cui egli si identifica; la sua arte esprime non soltanto una tensione di natura religiosa, ma anche quella tensione sociale che lo ha condotto agli aspetti pubblici del suo agire e rimanda all’insegnamento di Beuys e al pensiero steineriano. Da qui l’essenzialità come purezza, in un incontro che ha il sapore dell’assunzione, per ogni uomo, di una parte del dolore del mondo. Eppure la tragedia è contenuta e sempre si avverte la tensione verso la classicità e la leggerezza. L’immagine è nitida, senza aggiunte: un piano d’appoggio che non vuole aggettivi, un cielo limpido, installazioni al contempo allarmanti e giocose. Prosecuzione ideale di un percorso che, attraverso la mise en scéne della figura femminile adolescente, minacciata ma salva, dà voce alla speranza.

Giorgio Bertelli

FCL055