FCL005
Alberto Savinio

Introduzione a una vita di Mercurio

fuori collana 5
Aprile 1990
24 x 17 cm
44 pagine
13 euro

Di questo volumetto sono stati ultimati presso la Tipografia Emmebi Grafica cinquecento esemplari, cento dei quali contengono, fuori testo, una fotolitografia di Luigi Ontani, stampata su carta Corolla Antique di Fedrigoni.

A cura di Maurizio Enoch. Otto tavole di Luigi Ontani. Pubblicato in collaborazione con la Galleria Massimo Minini, Brescia.

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea de Chirico e fratello di Giorgio, nacque ad Atene nel 1891. Oltre che scrittore (narrativa, teatro, saggi, traduzioni) è stato pittore, musicista, regista, scenografo. Precursore prima che singolare esponente del movimento surrealista, è una delle figure più significative - e forse la più originale - della cultura italiana di questo secolo. Tra le opere principali Hermaphrodito (1918), Infanzia di Nivasio Dolcemare (1941), Narrate, uomini, la vostra storia (1942), i racconti di Casa «La Vita» (1943) e di Tutta la vita (1945), e la postuma Nuova Enciclopedia. Alberto Savinio morì a Roma nel 1952.

L’Introduzione a una vita di Mercurio si snoda attraverso una serie di eccentriche situazioni che per il lettore che abbia familiarità con Savinio hanno il sapore di autentici déja vu. Personaggi, luoghi, stili di scrittura rappresentano un continuum autocitatorio: se si decidesse di estendere un Dizionario dei luoghi comuni di Alberto Savinio, questa Introduction potrebbe quasi identificarvisi, o costituirne una parafrasi in forma narrante per la qualità di topoi che vi si incontrano, tale da vanificare qualsiasi tentativo di enumerazione. Fanno così la loro apparizione una città mediterranea dall’aspetto asiatico, una nave-baule, personaggi-animali - un leopardo diplomatico, una rana medium - un improbabile viaggio su un piroscafo-autobus in una città di impianto «anatomico», una seduta spiritica, una fuga attraverso un oscuro mezzo «climatico» che, ultima inverosimile traversia, conduce l’eroe del racconto, il Risvegliatore degli Dei - estremo residuo di un’era vissuta da «immortale» e che sta per essere ripudiata - in una città metafisica e immersa in un’aura lunare, paralizzata nell’attesa del grande evento. Quello che vede la luce di questa terra da cauchemar patafisico è un enorme, patetico dio statuario, improvvisa concrezione marmorea partorita da un cielo alto pochi centimetri, per scendere dal quale gli è sufficiente la mano tesa del suo giovane «ostetrico», il Risvegliatore degli Dei; un dio inebetito e in preda a un torpore secolare, il cui nome latino, «Merx», ci rammenta qualche tratto del suo codice genetico celeste; un pachiderma ex-divino che, muovendosi come un ritardato cui saranno necessarie una lunga riabilitazione terrena e un fido «infermiere», ovviamente non può che esprimersi con un linguaggio monogrammatico: vocabolario neomercantile, «termini presi in prestito dal vaniloquio automobilistico». E in un finale in cui il ribaltamento dell’ordinario subisce un vertiginoso crescendo fino a raggiungere il parossismo poetico, la città stravolta in ogni ordine, una città dagli «elettroni impazziti», decreta in un delirio di pirotecnica autodistruzione il trionfo di «colui che voleva essere mortale».

Maurizio Enoch

FCL005
Luigi Ontani

Fotolitografia
225 x 160 mm
100 esemplari firmati e numerati da 1/100 a 100/100