Pasquale Di Palmo
Il dono dell’obliquità
2018

Ut pictura poesis: il motto oraziano sarebbe quanto mai indicato per delineare il percorso delle Edizioni l’Obliquo, nate su iniziativa dell’artista bresciano Giorgio Bertelli nel gennaio del 1985. Il primo volumetto apparso, I canti di Maldoror, contiene, come recita il sottotitolo, Sette brani scelti dal primo canto di Isidore Ducasse, universalmente conosciuto con lo pseudonimo di Conte di Lautréamont. I testi sono tradotti dallo stesso Bertelli che propone anche una sua incisione in 50 esemplari numerati per la tiratura di testa: una natura morta raffigurante una scena di "disanatomia". Il libretto, che presenta il testo originale a fronte e consta di appena una ventina di pagine, è tirato in 200 esemplari numerati. Un esordio avvenuto all’insegna dell’eresia letteraria dunque, singolarmente coniugato ad una raffinatezza grafica che diventerà uno dei marchi di fabbrica dell’editore bresciano. Quel poeta dell’editoria che risponde al nome di Vanni Scheiwiller definì questo libretto una sorta di "protoObliquo" e lo stesso Bertelli farà derivare la prosecuzione della sua avventura editoriale dall’entusiasmo scaturito per una recensione di Attilio Lolini apparsa sul quotidiano "Il Manifesto" e dedicata, appunto, al libretto lautréamontiano. "Sarò sempre debitore nei confronti di Attilio Lolini: senza la sua entusiastica recensione ('Il Manifesto', 17 maggio 1985) alla prima plaquette delle Edizioni l’Obliquo, sicuramente non avrei continuato l’attività editoriale, e la mia vita avrebbe preso altre direzioni, percorrendo sentieri più convenzionali e prevedibili" scrive al riguardo Bertelli.

GRAFICA E LETTERATURA
In un’intervista apparsa nel catalogo edito dalla Galerie Bordas di Venezia in occasione di una mostra documentaria tenutasi nel 2014 per il trentennale della sua attività editoriale, Bertelli ha così ricordato la pubblicazione di quel primo libretto: "La storia è semplice, quasi banale nella sua semplicità. Nell’84 decido di realizzare un lavoro accostando testi letterari a mie incisioni. Allora traduco sette frammenti da I canti di Maldoror di Isidore Ducasse. La scelta nasceva dalla mia passione per la letteratura e per la grafica di cui già mi occupavo come artista, ma anche la sintonia di quei miei lavori con i Canti di Lautréamont era molto forte, per cui è venuto naturale. Non volevo fare una delle solite cartelle di grafica per le quali soprattutto si usava un formato grande, volevo realizzare un prodotto libro, naturalmente piccolo. Allora c’erano ancora tipografie che stampavano con i piombi, così ho voluto creare un libretto non tanto legato alla contemporaneità ma al libro classico". E non è un caso che l’attività dell’Obliquo si apra e idealmente si chiuda intorno alla figura di Lolini, quasi a rappresentare la circolarità di questa esperienza editoriale. Sarà infatti il n. 100 della significativa collana "Ozî" l’ultimo titolo in commercio pubblicato con il marchio dell’editore bresciano, sempre firmato da Lolini: Bestiario gotico, apparso nel 2014 in 300 esemplari, di cui 50 contenenti un linoleum di Giorgio Bertelli. Si tratta anche dell’ultima raccolta pubblicata in vita da Lolini, quasi una sorta di testamento poetico dell’autore senese, apprezzato da figure d’eccezione come Fortini e Pasolini.
Trent’anni di editoria vissuti in maniera appartata e, al tempo stesso, elegante, al di fuori di qualsiasi circuito coinvolto con le forme della mercificazione e dell’imbarbarimento culturale. Una delle caratteristiche dell’editore bresciano è stata quella di aver saputo coinvolgere in questo suo meritorio progetto poeti ed artisti, scrittori ed incisori, in una sorta di reiterato scambio intellettuale che non necessariamente deriva da un’empatia, ma a volte si sviluppa proprio in virtù di una quasi ostentata contrapposizione tra opera proposta e relativa interpretazione figurata. Dopo il 2014, a trent’anni dunque dalla pubblicazione del libretto d’esordio lautréamontiano, le pubblicazioni dell’Obliquo si fanno occasionali, avendo lo stesso Bertelli deciso di interrompere l’attività. Verranno perciò proposti titoli rari, rigorosamente fuori commercio, essendosi deciso di puntare, con la nuova sigla ditoriale Gitti & Bertelli, sempre operante in quel di Brescia, sul libro d’artista tout court. Un esempio? Papavero e memoria, collage in cui Giosetta Fioroni commenta visivamente un testo di Celan (altri lavori riguardano gli artisti storicamente vicini a Bertelli: Emilio Isgrò, Giorgio Griffa, Mimmo Paladino, Giulio Paolini).
Una delle rare eccezioni è costituita dall’uscita, nel gennaio 2018, delle Variazioni sull’Ecclesiaste di Lolini, raccolta poetica che rappresenta una sorta di interrogazione sui motivi del libro biblico il cui testo avrebbe dovuto fare da commento a Il mio Cohélet dello stesso Bertelli, contenente dodici disegni dell’autore e apparso nel 1986. Si decise invece di ripiegare su una prosa di Lolini e le poesie rimasero inedite. Molto raffinata, la plaquette Variazioni sull’Ecclesiaste è pubblicata fuori commercio in un formato in 4° in 300 esemplari, 40 dei quali contenenti un linoleum di Bertelli "stampato a mano su carta Hahnemüle nella stamperia Il Bulino di Roma", come recita il colophon. Il libro presenta i versi di Lolini dattiloscritti in facsimile, commentati da disegni dello stesso Bertelli sulla tematica della morte, rappresentata metaforicamente da una serie di teschi, riprodotti ora con precisione quasi scientifica ora abbozzati nei contesti più vari (notevole il disegno del cranio contornato da una serie di raggi che sembra sgusciare da un biglietto settecentesco in cui due coniugi annunciano rispettivamente la scomparsa del figlio e del figliastro facendo alle "Sigg. LL. Illustriss. [...] devotissima reverenza").
Si tratta di un omaggio alla figura di Lolini, scomparso nel 2017, che fu uno dei più assidui collaboratori di Bertelli (da ricordare sullo stesso tema anche L’Ecclesiaste di Lolini, edito nel 1993, illustrato da cinque tavole di Salvo, i cui primi 100 esemplari contengono un’acquaforte dello stesso artista). Numerosi furono infatti i volumetti stampati dal poeta senese con il marchio dell’Obliquo, tra cui ricordiamo anche quello scritto in collaborazione con Sebastiano Vassalli e dedicato a Marradi (1988), la città natale di Dino Campana. Osserva Massimo Raffaeli nella sua pregnante introduzione: "Ma si è già intromesso un dato capitale con l’incontro tra il Lolini firmatario della princeps dell’Ecclesiaste e Giorgio Bertelli, l’artista bresciano che è anche il demiurgo trentennale delle Edizioni l’Obliquo. È un caso, il loro, di vera e propria affinità elettiva, caduta oltretutto nel frangente dove entrambi, sia pure differenti per età e formazione, si ritrovano alla frontiera estrema del negativo, dentro al comune nero e bituminoso di una pronuncia che non dà requie nello stesso momento in cui impone di trasmettere la verità radicale dell’essere al mondo, calcolata nel ciclo di sofferenza e esproprio (dati e di natura e di classe vi convergono) che può solo culminare in un gelido venir meno, il perire e sparire nella generale indifferenza, o nella atrocità dello squartamento fisico in atto". Ed è significativo il fatto che, in trent’anni di attività, Lolini e Bertelli si siano incontrati una sola volta.
Per restare in ambito "storico" bisognerà citare perlomeno Dei confini della poesia di Franco Fortini e Una visita alla centrale nucleare di Raffaele La Capria, pubblicati rispettivamente nel 1986 e nel 1987 in 1000 esemplari nella collana "Interferenze" che si contrassegnava per il design particolarmente raffinato, con il logo dell’editore stampato in rilievo sulla copertina (si tratta della stilizzazione di una scena del film Medea di Pasolini, realizzata dallo stesso Bertelli). Il formato dei volumetti era di 24x17 cm. In questa collana appariranno anche importanti lavori di traduzione da Conrad (tradotto dalla moglie Aurora), Merimée, Kuzmin, Simon. È doveroso rammentare alcune versioni di testi apparsi per la prima volta in italiano: Fulmini e saette di Céline (1989), L’ombelico dei limbi di Artaud (1991), L’infanzia criminale di Genet (1993), curati da Massimo Raffaeli. Qualche altro titolo? L’amore di un essere mortale di Bataille (1992), Il vaso di Pandora (1992) di Karl Kraus, Le chat de Beaugency (1996) di Joyce.

POESIA
Oltre alle traduzioni bisogna ricordare la collaborazione con i poeti, spesso affiancati ad artisti importanti: in particolare segnaliamo le raccolte di Francesco Scarabicchi (Il prato bianco, edito nel 1997, verrà riproposto nella collana "bianca" di Einaudi), Franca Grisoni e lo stesso Lolini che hanno pubblicato diversi lavori con l’editore bresciano, instaurando un rapporto di profonda amicizia. E all’insegna dell’amicizia si snoda l’attività di questo piccolo editore che è riuscito sapientemente a ignorare i percorsi sempre più deleteri in cui si è irretita la grande editoria, lo squallido carosello carnascialesco che accomuna deliri di politici, attori, comici, cantanti e showgirl in una sempre più vorticosa catabasi tesa ad appagare sia il kitsch derivante da quello che Brodskij aveva definito "idiotismo televisivo" di massa sia gli idoli pagani del profitto. Inoltre titoli con Magrelli, D’Elia, Permunian, finanche con il Luzi di Via Crucis al Colosseo (1999) che contiene una nota esplicativa di Giovanni Raboni. Da ricordare inoltre l’ultima raccolta pubblicata in vita da Fernando Bandini, Quattordici poesie (2010), quasi una sorta di testamento poetico con il quale l’autore vicentino vinse il Premio Viareggio.
L’attenzione al reiterato scambio tra logos e sua interpretazione figurata darà splendidi frutti: si pensi, per rimanere in ambito internazionale, a Fiumi di ali (2007) stampato in occasione dell’ottantesimo compleanno del poeta americano John Ashbery, a cura di Damiano Abeni, uno degli "storici" traduttori della casa editrice. Il libro è pubblicato in 300 esemplari, centodieci dei quali contenenti un’acquaforte di Enzo Cucchi, riportata in copertina. Oppure Storia dell’aeroplano e altre poesie scritte dopo l’11 settembre di Lawrence Ferlinghetti (2008), tradotto sempre da Abeni, con una litografia di Mimmo Paladino in copertina, allegata fuori testo anche nella tiratura di testa.
Ma come si possono passare sotto silenzio altre versioni di classici novecenteschi di cui verranno offerti testi inediti o rari? Un caso emblematico è quello di Antonin Artaud di cui si sono presentati, oltre al succitato L’ombelico dei limbi, anche i seguenti titoli: Sei lettere a André Breton (1992), Storia vissuta di Artaud-Mômo (1995), Cinquanta disegni per assassinare la magia (2002), Lettere del Grande Monarca (2004) di cui 60 esemplari contenenti una splendida puntasecca di Guido Strazza, Rivolta contro la poesia (2007). Particolare attenzione è riservata alla letteratura francese con titoli, oltre a quelli summenzionati, di Michaux, Ponge, Blanchot, Jabès, Louÿs, Gilbert-Lecomte, Queneau, Vian. Anche la poesia americana ha avuto molta visibilità, con la pubblicazione di autori contemporanei come Strand, Simic, Hecht, i succitati Ashbery e Ferlinghetti.
Riconducendosi alla scelta del nome, derivante sia dalle Coefore di Eschilo sia dalle suggestioni scaturite dalla musica elettronica di Brian Eno, Bertelli sostiene che "questa parola [...] mi sembrava perfetta per il nome della casa editrice, con un progetto obliquo, nel senso che volevo tracciare, nel limite delle mie forze, una linea obliqua, che in qualche modo unisse materiali all’apparenza molto eterogenei, e volevo rappresentare la mia poetica, i miei interessi". Si passa così da raccolte poetiche a scritti di critica letteraria, da racconti e testi inerenti al teatro d’avanguardia come quelli presentati nella collana "Opuscoli", curata da Sandro Lombardi, con diversi titoli allestiti nel contesto di ricerca della compagnia "Magazzini criminali". Il catalogo dell’Obliquo comprende più di trecento titoli e, al riguardo, merita un cenno anche la collana "Polaroid" con quasi cinquanta volumi pubblicati.

LIBRI D’ARTISTA, LIBRI FANTASMA
Uno spazio fondamentale hanno avuto, all’interno del catalogo, i libri d’artista, tra cui segnaliamo un dei rari titoli di Alighiero Boetti: Dall’oggi al domani, edito nel 1988 con quattro tavole dell’autore, in una tiratura di 500 esemplari, di cui 100 contenenti, fuori testo, una serigrafia dell’autore. A proposito di questo titolo Bertelli asserirà: "Il libro di Boetti, ideato da Sandro Lombardi, è stato l’occasione di collaborare per alcuni anni con il gallerista Massimo Minini, io sceglievo i testi letterari e Minini sceglieva gli artisti che avrebbero realizzato la grafica e in certi casi i disegni riprodotti all’interno del libro come ulteriore commento visivo. E da qui i libri con Accardi, Ontani, Paolini... parallelamente avevo fatto anche un libro con Mario Schifano. Insomma è stata un’apertura importante, anche se poi negli anni sono continuati i legami con artisti prima di tutto amici, ma a volte l’incontro con l’artista era frutto dell’amicizia con gli scrittori, quindi le cose si sono intrecciate in direzioni diverse".
Da ricordare in tal senso il Libro schiavo di Enzo Cucchi (2004), stampato in 500 esemplari, 50 dei quali con una serigrafia dell’autore; Cenni e barlumi di Carla Accardi (2006), stampato in 500 esemplari, 100 dei quali con una litografia dell’autrice; Per un verso o per l’altro e altro ancora di Giulio Paolini (2007), stampato in 750 esemplari, 85 dei quali contenenti una litografia dell’autore. Inoltre vari lavori con Giosetta Fioroni di cui rammentiamo la plaquette La vita è disordine di Goffredo Parise con una straordinaria ceramica della pittrice incollata su cartone, realizzata nel 2009 in 70 + VIII esemplari firmati e numerati al verso.
Ma il catalogo ideale di Bertelli, sulla falsariga di quello di Scheiwiller che si riprometteva di curare, poco prima di morire, un Catalogo dei libri che non ho pubblicato, si configura come un inventario di titoli mai realizzati. In tal senso l’editore ricorda con rammarico i libri che avrebbe dovuto allestire con Pier Vittorio Tondelli e Patti Smith e che, per una serie di circostanze contingenti, non videro mai la luce. Lo stesso Scheiwiller scrisse: "Insomma, come i migliori tra i 'piccoli editori', Bertelli e L’Obliquo tendono coraggiosamente, con serena caparbia disperazione, alla ricerca, anzi al recupero del lettore che non vuol farsi condizionare, del lettore insofferente per i libri programmati, ansioso di scrittori italiani e stranieri, di artisti italiani e stranieri non inseriti nel 'sistema' dell’editoria odierna, al di fuori cioè della commercializzazione".
A distanza di oltre trent’anni dal primo libretto, il percorso intrapreso da Bertelli è rimasto fedele ad una sua idea di "obliquità" contrapposta, non senza un pizzico di incoscienza, all’ubiquità che sembra ispirare il comportamento di tanti intellettuali voltagabbana, con la loro voglia di esibirsi a tutti i costi. Non resta che augurargli - e augurarci - che continui a deliziarci ancora per molto tempo, grazie a questa sua elegante, quasi ascetica concezione dell’editoria che potrà risultare piccola ma non secondaria.

Charta, Anno 27, Settembre - Ottobre 2018