FCL020

Luigi Arcangeli

Anime lontane

fuori collana 20
Maggio 2001
22 x 22 cm
87 pagine
15 euro

Stampato in cinquecento esemplari presso la Tipolitografia Queriniana di Brescia.

Ventuno fotografie di Luigi Arcangeli, corredate di interventi e testi poetici di Antonella Anedda, Maria Attanasio, Leopoldo Attolico, Alessandra Bruni, Vito Calabretta, Anna Cascella, Paolo Cavallo, Valerio Magrelli, Massimo Morasso, Felice Piemontese, Vito Riviello, Roberto Roversi, Giancarlo Sissa, Silvia Tessitore, Maria Luisa Vezzali, Marco Vitale. Nota di Marco Giovenale.

Luigi Arcangeli è nato a Macerata nel 1966. Vive a Bologna.
Si occupa prevalentemente di fotografia da circa sette anni, affiancando a lavori di pura documentazione percorsi di ricerca personali. Dal 1996 collabora con lo Studio Lombardi di Bologna.
Ha esposto, sempre a Bologna, presso l’Associazione culturale Italo-Francese (1997, D’estate, una sera..., omaggio a Marguerite Duras, realizzata insieme al compositore Fabrizio Dal Borgo) e successivamente presso la ex Chiesa di S. Mattia (anime lontane, nella collettiva May night 1997).
Ancora alla Maison Française, nel maggio 2000, è stato ospite con Le Cirque Bidon, festa e malinconia di eterni clown.
Nel novembre 2000 alla libreria Odradek di Roma ha presentato anime lontane, un progetto organico di immagini, versi e testi in prosa, curato da Marco Giovenale, con una mostra e un reading degli autori partecipanti.
Un nuovo allestimento di D’estate, una sera... è stato proposto nell’aprile 2001 presso la libreria-galleria Al ferro di cavallo (Roma).
Recentemente sta realizzando un archivio riguardante autori del cinema, italiano e internazionale. Collabora in questo senso con la Cineteca Comunale e con il Cinema Lumière, di Bologna.
Sue immagini sono state pubblicate su riviste specializzate e siti on-line (Carte di cinema, Alias, www.lafinestrasulcortile.com, www.editricezona.it/vetrina.html).

In tutte le fotografie che il libro offre non troviamo presenze umane - se non come foto di foto, ovvero segni di secondo, ennesimo grado.
Questa è probabilmente la scintilla di una scelta definita: lasciare a luoghi e oggetti, spazi pietre ed erbe, la definizione del rapporto tra l’essere e la distanza. (Tra l’essere e la distanza che questo è a sé).
Si tratta della volontà di impedire ogni accesso troppo facile a un ordine didascalico; all’ingombro della figura che interamente si esprime. È pietrificato - voltato e angelo - l’unico corpo intero che compare: nella fotografia 1.
Probabilmente la vita, nel suo dialogo con il proprio rovescio, è evento troppo pulviscolare per cedere al fatto che siano i vivi a dirimerne in tutto le opacità.
La ricerca si conduce allora sui tagli di luce di quel che resta - pietra, chiarore - del loro essersi resi segni. Rapporti (come legami, e come resoconti). Originati da un ordine che sta sfuggendo alla lettura eppure - o dunque - è ancora percettibile.
Così, queste immagini non stabiliscono classi di verità, né le revocano, ma organizzano uno sfondo o ipotesi, su ciò che luoghi e luci e cose già suggeriscono di noi in nostra assenza.

Marco Giovenale

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